Lui & Lei
Il Centro Commerciale
28.01.2026 |
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"Elena lo seguì, il cuore che le martellava nel petto come quello di una ragazzina alla prima fuga..."
Il centro commerciale "Le Betulle", nel cuore pulsante della Brianza, era il tempio del consumo e del passaggio anonimo. Ma per Elena, 35 anni e una vita matrimoniale che scorreva piatta come la statale alle tre del pomeriggio, con un marito, che sessualmente, non soddisfava la sua sete di sesso e fame di trasgressione, per Elena quel luogo era diventato un terreno di gioco e di sensualità, e di provocazione.Elena non cercava coetanei palestrati o sguardi famelici da discoteca. Lei cercava la sostanza, il rigore e quel fascino un po’ stropicciato, con quel pizzico proibito ,che solo il tempo e l'esperienza sa regalare. Lo aveva trovato in Vittorio, il responsabile della sicurezza: sessant’anni portati con dignità e autorevolezza, uno sguardo grigio acciaio che sembrava aver già visto tutto il catalogo delle debolezze umane, e che trasmetteva la forza della leadership.Ogni giovedì pomeriggio, Elena metteva in scena il suo rituale. Non era volgare; era metodica estremamente sensuale. Passava davanti alla postazione di Vittorio, sapendo, che lui il giovedì, faceva il turno fino a dopo la chiusura,lasciando una scia di profumo ambrato, troppo persistente per essere casuale, e un atteggiamento che non lasciava nulla al caso. Si fermava a pochi metri da lui, fingendo di cercare nervosamente le chiavi dell'auto in una borsa troppo piccola, finché non incrociava il suo sguardo nello specchio di una vetrina. Un giorno, con la scusa di una dimenticanza delle chiavi del negozio( ben sapendo che le guardie avevano i doppioni) lo avvicinò.
" Vittorio, credo di avere un problema, e lei sicuramente saprà risolverlo" esordì Elena, usando quel titolo per solleticare l'ego dell'uomo. La voce era un sussurro caldo, quasi confidenziale, molto sensuale. Vittorio, abituato a sedare risse tra adolescenti e a inseguire taccheggiatori improvvisati, sentiva il pericolo. Ma era un pericolo diverso, che gli faceva battere il cuore con una frequenza che aveva dimenticato, che gli alzava l'adrenalina, sentiva una scarica elettronica che partendo dal cervello arrivava all'uccello.
"Mi dica, signora. Vediamo cosa possiamo fare," rispose lui, mantenendo una distanza professionale, anche se l'occhio indugiava inevitabilmente sul suo decoltè, molto scoperto e dai pantaloni in pelle che le mettevano in risalto le curve e il suo meraviglioso culo a mandolino, deglutiva a fatica la bocca era impastata, faceva fatica a parlare.
Elena non mollava. Si spingeva sempre un centimetro più in là: una mano che sfiorava accidentalmente la divisa blu mentre gli mostrava una foto sul cellulare, lei in due pezzi molto mini, una battuta audace sulla "solitudine del suo letto vuoto, in quanto suo marito era fuori per il suo "turni di notte", e quel modo di mordersi il labbro inferiore mentre lo guardava dal basso verso l'alto, con l'atteggiamento di bimba maliziosa e capricciosa."Lei sa perfettamente che le chiavi erano una scusa s doppio senso, vero Vittorio?" gli disse, quasi a chiusura, mentre le serrande dei negozi calavano con un rumore metallico che isolava il corridoio.
Vittorio rimase in silenzio. Il contrasto era elettrico: la freschezza ribelle di lei contro la solida, stanca saggezza di lui. In quel non-luogo fatto di luci al neon e pavimenti lucidi, la trasgressione di Elena aveva trovato il suo porto, e la compostezza di Vittorio stava per affrontare la sua sfida più difficile. Il silenzio che seguì la provocazione di Elena fu interrotto solo dal ronzio dei condizionatori. Vittorio non distolse lo sguardo. Per un uomo che aveva passato la vita a far rispettare le regole, quella donna rappresentava l’incognita più pericolosa: il caos vestito di seta. Vittorio fece un passo avanti, accorciando quella distanza di sicurezza che era stata il suo scudo per settimane. Non c’era rabbia nei suoi occhi, ma una strana forma di comprensione malinconica."Le chiavi sono sempre state una scusa vero Elena," disse lui, usando per la prima volta il suo nome. La voce era ferma, profonda. "E lei non è qui sicuramente per fare shopping. È qui perché spera che io la trattenga, o forse, lei spera di avere la forza di scappare via?" Elena sentì un brivido. La sua spavalderia vacillò per un istante. Non si aspettava che lui leggesse così chiaramente il suo stato d'animo il suo desiderio di sesso/amore. Senza aggiungere una parola, Vittorio fece un cenno verso il corridoio di servizio, una zona d’ombra lontana dalle telecamere rotanti della galleria commerciale. Elena lo seguì, il cuore che le martellava nel petto come quello di una ragazzina alla prima fuga.
Entrarono nel piccolo ufficio della sorveglianza. L’ambiente era spartano: monitor in bianco e nero, una scrivania di metallo e l’odore di caffè freddo e tabacco vecchio.Vittorio chiuse la porta a chiave, ma non accese la luce principale. Solo il riflesso bluastro dei monitor illuminava i loro volti. Elena si avvicinò, pronta a giocare l'ultima carta della seduzione, ma lui la bloccò delicatamente per le spalle. "Elena lei ha quasi l'età di mia figlia" sussurrò lui, la mano ruvida che sfiorava appena la guancia di lei e il suo seno sopra la camicetta."Lei cerca un brivido per sentirsi viva, io cerco solo di finire il turno senza rimpianti. Ma stasera... stasera il turno sembra non finire mai. "La trasgressione non fu un atto violento, ma un crollo lento. Elena trovò in quell'uomo maturo non solo la forza che cercava, ma una sorta di protezione ruvida. Vittorio, dal canto suo, sentì il peso dei suoi sessant'anni sciogliersi sotto le dita di lei che aveva cominciato ad accarezzare i suoi capezzoli il petto e si era diretta sul suo sesso sopra i pantaloni della divisa. Le resistenze di Vittorio erano ormai in riserva, le mise una mano alla nuca la bació, in un bacio talmente appassionato e trasgressivo che non si ricordava il tempo. Poi cominciò a spogliarla, il cazzo ormai gli martellava nei pantaloni Elena glieli slaccio gli abbassò le mutande e cominciò a succhiarlo, come non faceva da tanto tempo, quel cazzo vecchio le stava procurando dei brividi sconosciuti. Vittorio dopo l'ultimo barlume di resistenza le tolse i pantaloni, le mutandine, la fece distendere su tavolo, e la penetrò con una foga che non si riconosceva, Elena godeva urlava il piacere cresceva "Vittorio mi stai facendo sentire donna " "sapevo che non mi avresti delusa sotto quella divisa si nasconde un toro io sono la tua vacca" a quelle parole Vittorio non resistette e tolse il pene e le sparò addosso una quantità enorme di sborra e lei ebbe un orgasmo violento.
Alle 22:30, Elena uscì dall'ingresso posteriore. L'aria fresca della notte lombarda le schiarì le idee. Salì sulla sua auto, si guardò allo specchietto e si sistemò i capelli. Vittorio era rimasto dentro, un'ombra dietro il vetro scuro della garitta.
Il gioco era finito, o forse era appena iniziato.
Storia quasi vera con molta fantasia" Continua.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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